Ferrari a Singapore, Vasseur punta a massimizzare il potenziale della SF-25

A Singapore la Ferrari cerca riscatto dopo le delusioni di Monza e Baku. Tradizione positiva, meteo incerto e strategie saranno decisive per il Cavallino.

hamilton ferrari

L’appuntamento con il Gran Premio di Singapore rappresenta uno spartiacque cruciale per la stagione della Ferrari. Dopo le delusioni di Monza e Baku, dove la SF-25 non è riuscita a trasformare le ambizioni in risultati concreti, la scuderia di Maranello arriva a Marina Bay con la necessità di dare un segnale di vitalità. La rossa non vince ancora un Gran Premio nel 2025 e, dopo aver perso il secondo posto nel mondiale Costruttori a favore della Mercedes, deve affrontare un weekend complesso su un circuito che, storicamente, le ha comunque regalato soddisfazioni significative.

La tradizione Ferrari a Singapore

Nella storia recente della Formula 1, il tracciato cittadino di Marina Bay è stato spesso favorevole alla Ferrari. Dal debutto del Gran Premio, la scuderia italiana ha collezionato sette pole position, quattro vittorie e undici podi su quindici edizioni, consolidando un legame speciale con una pista che combina la spettacolarità della gara notturna con la complessità di un circuito tecnico e impegnativo. È un contesto che mette in risalto le capacità del team e dei piloti, ma che al tempo stesso richiede precisione assoluta nella gestione delle strategie e degli assetti.

La natura cittadina del tracciato, caratterizzato da curve strette e da pochissime opportunità di sorpasso, ricorda per certi aspetti Monte Carlo. A differenza del circuito monegasco, però, Singapore offre ben quattro zone DRS, elemento che introduce variabili interessanti sul piano strategico, ma che non elimina del tutto le difficoltà di superare in pista. Per la SF-25, che non ha mostrato grandi punti di forza rispetto ai rivali, riuscire a qualificarsi nelle posizioni di vertice rimane la chiave per poter ambire a un risultato competitivo.

Il peso del meteo e delle condizioni climatiche

Oltre agli aspetti tecnici, il Gran Premio di Singapore porta con sé una delle sfide climatiche più dure della stagione. Le alte temperature e l’umidità elevata mettono a dura prova sia i piloti sia le monoposto, richiedendo uno sforzo fisico e mentale superiore. A complicare ulteriormente le cose, le previsioni meteo parlano di un weekend all’insegna dell’incertezza, con pioggia attesa tra venerdì e sabato e un rischio più contenuto per la domenica di gara. In una città-Stato che registra in media 171 giorni di pioggia all’anno, il fattore meteo diventa inevitabilmente un protagonista.

Per la Ferrari, che con la SF-25 ha dimostrato limiti evidenti sul bagnato, l’eventualità di correre sotto la pioggia rappresenta un ostacolo ulteriore. La monoposto italiana soffre particolarmente quando deve trovare direzionalità in inserimento nelle curve lente, una caratteristica che potrebbe peggiorare se la pista sarà scivolosa. Il rischio di ritrovarsi penalizzati in condizioni di asfalto bagnato è concreto, rendendo ancora più cruciale il lavoro di adattamento del setup durante le prove libere.

Le parole di Frederic Vasseur

Il team principal della Ferrari, Frederic Vasseur, ha scelto un approccio prudente alla vigilia della gara di Singapore. Dopo due appuntamenti deludenti, il manager francese non ha fatto proclami, preferendo sottolineare le difficoltà che attendono la squadra. Ha definito la gara di Marina Bay come una delle più impegnative dell’intero calendario, non solo per le caratteristiche tecniche del circuito, ma anche per il contesto ambientale e per la gestione complessiva del weekend.

Secondo Vasseur, il calore estremo, le condizioni notturne e l’altissima probabilità di ingresso della Safety Car rendono Singapore una sfida di concentrazione e adattabilità. Ogni piccolo errore, che sia in pista o nella strategia ai box, può trasformarsi in un peso difficile da recuperare. Per questo motivo il francese ha insistito sull’importanza di “massimizzare il potenziale”, sfruttando al meglio ciò che la SF-25 è in grado di offrire anche in un contesto non ideale.

Una delle novità regolamentari che potrebbero influenzare le strategie riguarda l’incremento del limite di velocità in pit lane. Questo cambiamento, apparentemente secondario, può invece incidere sul calcolo delle soste e sull’approccio dei team alle diverse fasi della corsa, soprattutto in un tracciato dove la Safety Car è quasi una certezza e le soste in regime di neutralizzazione possono ribaltare le gerarchie.

La SF-25 e le aree critiche da migliorare

La stagione della SF-25 è stata fin qui segnata da una mancanza di punti di forza evidenti. La monoposto italiana si presenta come equilibrata, ma senza eccellere in nessuna caratteristica specifica. Nei circuiti a basso carico aerodinamico come Monza e Baku, questo limite è emerso con forza, costringendo il team a scelte di assetto estreme che non hanno però portato ai risultati sperati. A Singapore, il ritorno a un tracciato ad alto carico rappresenta un’occasione per mascherare in parte le lacune, ma resta il problema del sottosterzo nelle curve lente, che spesso penalizza il lavoro dei piloti.

Le qualifiche rappresentano un’altra criticità evidente. La Ferrari ha mostrato una costante difficoltà nel giro secco, con Charles Leclerc che, tra i top driver, risulta mediamente più arretrato sulla griglia di partenza e meno incisivo nel migliorare tra Q2 e Q3. In una pista come Marina Bay, dove partire dietro significa quasi compromettere il risultato, la capacità di estrarre tutto il potenziale in qualifica sarà determinante. Una volta in gara, la SF-25 riesce talvolta a mantenere un passo migliore, ma senza partire davanti diventa difficile trasformarlo in punti pesanti.

Un Gran Premio come cartina al tornasole

L’appuntamento di Singapore rappresenta molto più di una semplice gara per la Ferrari. È una cartina al tornasole che potrà confermare o smentire la possibilità di chiudere la stagione con un acuto. Nonostante la tradizione positiva su questa pista, le difficoltà della SF-25 e l’agguerrita concorrenza rendono l’impresa complicata. La McLaren, con la MCL39, si è mostrata particolarmente efficace proprio nelle condizioni in cui la Ferrari soffre, mentre la Mercedes ha già superato la rossa in classifica costruttori.

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