Il quadro europeo sulle emissioni delle auto dopo il 2035 potrebbe cambiare ancora. I rappresentanti di Partito Popolare Europeo, Socialisti e Democratici e Renew Europe hanno raggiunto un accordo politico sulla revisione dei target CO2, proponendo per le nuove automobili una riduzione delle emissioni dell’87,5% rispetto ai valori di riferimento.
Il compromesso modifica ulteriormente il percorso delineato dalla Commissione europea, che aveva già proposto di portare il target del 2035 dal 100% al 90%. La normativa attualmente in vigore prevede invece, dal 2035, una riduzione del 100% delle emissioni medie di CO2 allo scarico per le nuove auto e i nuovi furgoni.
L’intesa tra i tre gruppi parlamentari non modifica ancora la legge europea. Il testo dovrà superare diversi passaggi all’interno del Parlamento e successivamente essere negoziato con il Consiglio UE. Il dibattito sul futuro delle auto a benzina dopo il 2035 resta quindi aperto.
Auto 2035: il nuovo target CO2 proposto è dell’87,5%
Il punto centrale del compromesso riguarda il valore assegnato alla riduzione delle emissioni delle nuove automobili. I tre gruppi della maggioranza parlamentare propongono un target dell’87,5% nel 2035, inferiore sia al 100% previsto dalla normativa vigente sia al 90% proposto dalla Commissione europea.
Un ulteriore 7,5% sarebbe collegato all’impiego di acciaio a basse emissioni di carbonio prodotto nell’Unione europea. La struttura del meccanismo attribuirebbe quindi un peso crescente anche alla filiera industriale utilizzata per costruire il veicolo.
La proposta della Commissione segue una logica differente. Il pacchetto presentato alla fine del 2025 prevede un obiettivo del 90% sulle emissioni allo scarico, con il restante 10% compensabile attraverso acciaio europeo a basse emissioni, e-fuel e biocarburanti.
L’accordo politico raggiunto al Parlamento mantiene invece al centro il target dell’87,5%, introducendo un margine maggiore rispetto alla proposta della Commissione. La differenza potrebbe avere conseguenze dirette sulle tecnologie che i costruttori potranno continuare a utilizzare nella gamma europea dopo il 2035.
Il target CO2 del 2030 resterebbe al 55%
Per le automobili, l’accordo conferma la riduzione del 55% prevista per il 2030. Il compromesso introduce però un meccanismo di maggiore flessibilità per la verifica del rispetto dei limiti.
La valutazione potrebbe essere effettuata prendendo come riferimento il periodo compreso tra il 2029 e il 2031. Per il solo 2029 sarebbe consentito uno scostamento massimo di 8 grammi di CO2 per chilometro.
Cambia anche il percorso previsto per i veicoli commerciali leggeri. Il target intermedio scenderebbe dal 40% al 35%, mentre per il 2035 la riduzione prevista per i furgoni sarebbe dell’80%.
Ibride plug-in: Utility Factor congelato fino al 2030
Un altro punto dell’intesa riguarda le auto ibride plug-in. L’Utility Factor, utilizzato per calcolare il contributo della percorrenza elettrica e quindi le emissioni convenzionali delle PHEV, rimarrebbe invariato fino al 1° gennaio 2030.
Il parametro ha un impatto diretto sui valori di CO2 attribuiti alle ibride ricaricabili ai fini della normativa europea. Mantenere più a lungo l’attuale metodo di calcolo potrebbe garantire ai costruttori una maggiore continuità nella gestione delle flotte nei prossimi anni.
Il ruolo delle plug-in è uno degli elementi collegati al passaggio da un obiettivo del 100% a una riduzione inferiore. Con un target non più completamente azzerato, una parte delle nuove immatricolazioni potrebbe continuare a utilizzare motori a combustione abbinati a sistemi elettrificati.
Biocarburanti ed e-fuel entrano nel compromesso
L’intesa apre anche ai carburanti rinnovabili. I gruppi parlamentari propongono una nuova categoria di omologazione denominata VEEF, acronimo di Vehicles running Exclusively on Eligible Fuels.
I veicoli appartenenti a questa categoria verrebbero considerati a zero emissioni nell’ambito del sistema previsto, a condizione di utilizzare esclusivamente combustibili ammessi. Fino al 2032 potrebbero rientrare diversi carburanti conformi ai criteri europei sulle energie rinnovabili e capaci di garantire una riduzione delle emissioni di gas serra di almeno il 65%.
Dal 2033 il campo verrebbe ristretto ai biocarburanti avanzati. Il tema si affianca al possibile utilizzo degli e-fuel, già al centro del confronto sul futuro dei motori a combustione. CarX ha approfondito le differenze e il funzionamento dei carburanti sintetici e degli e-fuel.
Supercrediti per le auto elettriche piccole
Il compromesso comprende anche incentivi regolamentari per favorire la produzione di auto elettriche compatte. Fino al 2034 sarebbe previsto un supercredito pari a 1,2 per le elettriche ad alta efficienza e a 1,4 per i modelli di piccole dimensioni.
Un coefficiente aggiuntivo di 0,1 sarebbe riconosciuto alle vetture utilizzate nei programmi di leasing sociale. Il sistema consentirebbe ai costruttori di attribuire un peso superiore a questi modelli nel calcolo del rispetto degli obiettivi europei.
Per i piccoli veicoli commerciali prodotti nell’Unione europea è previsto un supercredito specifico di 1,2 fino al 2035, destinato successivamente a salire a 1,4.
Le misure fanno parte del più ampio confronto sull’Industrial Accelerator Act, che comprende anche criteri legati alla produzione europea e al rafforzamento della filiera delle batterie.
Cosa cambia per i motori benzina e diesel dopo il 2035
L’accordo non equivale a una cancellazione immediata dello stop europeo alle nuove auto con emissioni allo scarico. Se il target dell’87,5% venisse approvato nella legislazione definitiva, aumenterebbero però gli spazi regolamentari per mantenere nella gamma alcune tecnologie diverse dall’elettrico puro.
Il quadro potrebbe comprendere motori termici alimentati con carburanti ammessi, ibride plug-in, range extender e altre configurazioni compatibili con i nuovi criteri di calcolo delle emissioni.
Le conseguenze concrete dipenderanno dal testo definitivo e dai meccanismi utilizzati per calcolare la media delle flotte. Anche il costo e la disponibilità dei carburanti rinnovabili avranno un ruolo nell’effettiva diffusione delle soluzioni endotermiche dopo il 2035.
L’accordo deve ancora superare Parlamento e Consiglio UE
Il compromesso raggiunto tra PPE, S&D e Renew rappresenta per ora un’intesa politica tra gruppi parlamentari. Non costituisce una modifica già approvata delle regole europee sulle emissioni.
I passaggi successivi comprendono il confronto interno ai gruppi politici, il lavoro delle commissioni competenti e il voto del Parlamento europeo. Una posizione parlamentare favorevole dovrà poi confrontarsi con quella del Consiglio UE.
Nel Consiglio, per approvare una posizione attraverso la maggioranza qualificata serve il sostegno di almeno 15 Stati membri che rappresentino almeno il 65% della popolazione dell’Unione. Parlamento e Consiglio dovranno successivamente raggiungere un testo condiviso prima dell’adozione definitiva.
Fino al completamento dell’iter, il riferimento normativo resta il regolamento attuale, che stabilisce per il 2035 un obiettivo di 0 g/km di CO2 per le nuove auto e i nuovi furgoni, equivalente a una riduzione del 100%. L’accordo dell’ottobre 2026 definisce la posizione negoziale di una parte rilevante del Parlamento e apre una nuova fase del confronto europeo sulla normativa automotive.






