Lo stop all’aumento delle multe stradali è ormai una certezza anche per il 2026. Con l’approvazione del decreto milleproroghe, il governo ha confermato il blocco dell’adeguamento automatico degli importi delle sanzioni amministrative pecuniarie previsto dal Codice della strada. La decisione arriva in un contesto economico ancora segnato da incertezze e pressioni sul potere d’acquisto delle famiglie e rappresenta la prosecuzione di una linea politica già adottata negli anni precedenti. Non si tratta di una misura isolata, ma di un intervento che si inserisce in una strategia più ampia di contenimento dei costi a carico di cittadini e automobilisti.
Il Milleproroghe approvato e l’articolo 8: stop all’aumento delle multe stradali
Il blocco degli aumenti è contenuto nell’articolo 8 del decreto Milleproroghe, approvato dal Consiglio dei ministri e destinato a entrare in vigore dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Il testo stabilisce che, “in considerazione dell’eccezionale situazione economica”, viene sospeso anche per il 2026 l’aggiornamento automatico biennale delle sanzioni amministrative pecuniarie. Si tratta di una formulazione che richiama espressamente le difficoltà economiche generali come motivazione del provvedimento e che rende esplicita la volontà dell’esecutivo di intervenire su un meccanismo automatico che, in condizioni normali, avrebbe prodotto un incremento degli importi a partire dal 1° gennaio 2026.
Come funziona l’aumento automatico delle multe
Per comprendere appieno la portata dello stop all’aumento delle multe stradali è necessario ricordare come funziona il sistema ordinario previsto dalla normativa vigente. L’articolo 195 del :contentReference[oaicite:1]{index=1} stabilisce che gli importi delle sanzioni amministrative debbano essere aggiornati ogni due anni in base alla variazione dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati, il cosiddetto indice FOI. Questo indice viene calcolato e pubblicato dall’Istat e rappresenta uno strumento di adeguamento automatico che lega il valore delle multe all’andamento dell’inflazione nel biennio precedente.
Perché nel 2026 le multe non aumenteranno
In assenza dell’intervento normativo, l’adeguamento automatico sarebbe scattato dal 1° gennaio 2026. I dati definitivi dell’Istat relativi a novembre non erano ancora disponibili al momento della stesura del decreto, ma a ottobre la variazione biennale dell’indice FOI risultava pari all’1,8%. Un incremento contenuto, ma comunque sufficiente a produrre aumenti generalizzati sugli importi delle sanzioni. L’approvazione del Milleproroghe interrompe però questo automatismo, congelando le cifre attualmente in vigore e rinviando ancora una volta l’applicazione dell’adeguamento previsto dal Codice della strada.
Gli aumenti che sarebbero scattati senza il blocco
Se l’adeguamento automatico fosse stato applicato, gli aumenti avrebbero riguardato tutte le principali infrazioni, con effetti più evidenti sulle sanzioni di importo elevato. Il classico divieto di sosta, oggi punito con una multa di 42 euro, sarebbe passato a 43 euro, mentre la sanzione scontata sarebbe salita da 29,40 a 30,10 euro. Anche l’ingresso non autorizzato nelle zone a traffico limitato avrebbe registrato un incremento, passando da 87 a 89 euro, con un aumento proporzionale della sanzione ridotta per il pagamento rapido.
Velocità e ZTL: le infrazioni più diffuse
Il meccanismo di adeguamento avrebbe inciso anche sulle violazioni dei limiti di velocità, che rappresentano una delle categorie di infrazioni più diffuse. Il superamento del limite di velocità di non oltre 10 km/h in condizioni diurne da parte di un conducente non neopatentato sarebbe passato da 42 a 43 euro. Per le fasce superiori, l’impatto sarebbe stato più evidente: la sanzione per il superamento del limite di oltre 10 km/h ma non oltre 40 km/h sarebbe aumentata da 173 a 176 euro, mentre quella per la fascia tra oltre 40 km/h e non oltre 60 km/h sarebbe salita da 543 a 553 euro. Con il blocco disposto dal Milleproroghe, tutte queste cifre restano invece invariate.
Una sospensione che dura dal 2023
Lo stop all’aumento delle multe stradali nel 2026 non rappresenta una novità assoluta. È infatti la terza volta consecutiva che il meccanismo di adeguamento automatico viene sospeso. Il primo intervento risale alla legge di Bilancio per il 2023, che scongiurò un aumento particolarmente rilevante, pari al 15,6%. Da allora, il governo ha scelto di intervenire nuovamente per evitare che l’inflazione si traducesse in un aggravio diretto per gli automobilisti, confermando una linea di continuità nelle politiche adottate.
Il ruolo del Governo Meloni
Le sospensioni del meccanismo di aumento delle sanzioni sono state adottate sotto l’azione del Governo Meloni, che ha più volte motivato queste scelte con la necessità di tenere conto del contesto economico generale. L’argomento centrale resta la tutela del potere d’acquisto, soprattutto in una fase caratterizzata dall’aumento dei costi energetici, dei beni di consumo e dei servizi essenziali. In questo quadro, il congelamento delle multe viene presentato come una misura di equilibrio tra l’esigenza di far rispettare le regole della circolazione e quella di non appesantire ulteriormente il bilancio delle famiglie.
L’ultimo aumento effettivo delle multe
Guardando indietro, l’ultimo aumento reale delle multe stradali risale al 2019, quando l’adeguamento biennale portò a un incremento del 2,4%. Negli anni successivi, il meccanismo automatico non ha mai prodotto effetti concreti. Nel 2021, a causa di un’inflazione biennale negativa pari a -0,2%, gli importi non aumentarono e, per alcune sanzioni di importo superiore ai 250 euro, si registrò addirittura una lieve diminuzione dovuta agli arrotondamenti all’unità di euro. Dal 2023 in poi, invece, gli aumenti sono stati esplicitamente bloccati da interventi legislativi.
Cosa significa il blocco per gli automobilisti
Dal punto di vista pratico, lo stop all’aumento delle multe stradali nel 2026 significa che gli importi resteranno identici a quelli attualmente in vigore. Per gli automobilisti, questo si traduce in una maggiore prevedibilità dei costi e nell’assenza di rincari automatici legati all’inflazione. È un elemento che assume particolare rilievo in un periodo in cui la mobilità privata continua a rappresentare una necessità per molti cittadini, soprattutto nelle aree meno servite dal trasporto pubblico.
Tra sicurezza stradale ed equità economica
Il tema dell’adeguamento delle sanzioni tocca inevitabilmente il delicato equilibrio tra sicurezza stradale ed equità economica. Da un lato, le multe rappresentano uno strumento fondamentale per disincentivare comportamenti pericolosi e garantire il rispetto delle regole. Dall’altro, l’aumento automatico degli importi può essere percepito come un aggravio ingiustificato in una fase di difficoltà economica. La scelta di sospendere l’adeguamento anche per il 2026 riflette la volontà di privilegiare una lettura sociale del problema, rinviando l’applicazione di un meccanismo che resta comunque previsto dalla normativa.
Uno scenario che potrebbe cambiare dal 2027
Il blocco disposto dal Milleproroghe riguarda espressamente il 2026, ma non modifica in modo strutturale l’articolo 195 del Codice della strada. Questo significa che, in assenza di nuovi interventi legislativi, l’adeguamento automatico potrebbe tornare a operare nei bienni successivi. Molto dipenderà dall’andamento dell’inflazione, dal contesto economico generale e dalle scelte politiche che verranno adottate nei prossimi anni. Per ora, però, la certezza è che anche nel 2026 le multe stradali resteranno ferme, consolidando una fase di sostanziale congelamento che dura ormai da diversi anni.
Il significato politico dello stop alle multe
Al di là degli aspetti tecnici, lo stop all’aumento delle multe stradali assume anche un significato politico. Intervenire su un tema che riguarda milioni di automobilisti consente al governo di inviare un messaggio di attenzione verso le difficoltà quotidiane dei cittadini. Il Milleproroghe approvato diventa così uno strumento non solo normativo, ma anche simbolico, attraverso il quale si ribadisce l’intenzione di accompagnare la transizione economica senza introdurre ulteriori elementi di pressione fiscale indiretta.







