Non è stata una gara, né una sfida contro il tempo. Il viaggio di 7000 km con una Renault 4 di 40 anni compiuto da Afro Ferrari è stato prima di tutto una promessa fatta alla strada. Partito dall’Italia con l’obiettivo di raggiungere due siti archeologici sulle rive dell’Eufrate, là dove l’Occidente sfuma e inizia la Mesopotamia, il protagonista ha scelto di affidarsi a una compagna di viaggio speciale: una Renault 4 di quarant’anni, un motore carico di memoria e una direzione chiara verso Oriente.
Quello che inizialmente si presentava come un itinerario preciso si è progressivamente trasformato in un’esperienza più ampia, capace di travalicare la semplice geografia. Il viaggio ha attraversato confini fisici e interiori, disegnando una traiettoria che ha toccato Croazia, Bosnia-Erzegovina, Montenegro, Serbia, Bulgaria, Turchia e Grecia prima del ritorno in Italia.
Dall’Italia ai Balcani: 7000 km con una Renault 4 di 40 anni
Il primo tratto del viaggio ha condotto Afro Ferrari attraverso la Slovenia, attraversata quasi in silenzio, come un preludio a ciò che sarebbe accaduto più avanti. È in Croazia che il percorso ha iniziato a respirare davvero. I laghi smeraldo di Plitvice e le cascate sospese nel tempo hanno rappresentato il primo momento di sospensione, una tregua naturale che ha segnato l’inizio di una trasformazione.
Superata la linea sottile del confine con la Bosnia-Erzegovina, il paesaggio e l’atmosfera hanno iniziato a mutare. I campanili si sono alternati ai minareti, in un’Europa che lentamente lasciava spazio a nuove influenze culturali. Sarajevo si è presentata con le sue ferite ancora visibili, ma anche con una dignità straordinaria che racconta resilienza. A Mostar, lo Stari Most ha assunto un valore simbolico, non solo come ponte fisico ma come messaggio: si può cadere, ma ci si può rialzare.
Montenegro e Serbia sono scorse come un lungo respiro, tappe di passaggio che hanno preparato l’ingresso in Bulgaria. Qui il Monastero di Rila e Plovdiv, con il suo teatro romano, hanno trasformato il viaggio in una sorta di pellegrinaggio laico, una ricerca di senso che andava oltre la meta prefissata.
Renault 4 verso Oriente: l’ingresso in Turchia
L’ingresso in Turchia ha segnato una soglia invisibile. Cambiano la luce, gli sguardi, il ritmo della strada. La Renault 4 di 40 anni è diventata una piccola celebrità, attirando sorrisi, mani tese e panini offerti ai distributori. L’accoglienza turca ha sorpreso e disarmato, restituendo al viaggio una dimensione umana fatta di incontri spontanei.
Istanbul è apparsa come un passaggio interiore prima ancora che geografico. Attraversato il Bosforo, l’Anatolia si è aperta in spazi immensi e silenziosi. Sul bianco infinito del Tuz Gölü, il lago salato, si è consumato uno dei momenti più intensi dell’intero percorso. Terra e cielo si sono confusi in un orizzonte specchiato, mentre la Renault 4, ferma su quell’immensità, sembrava comprendere la grandezza dell’istante.

La rinuncia alla Mesopotamia
Il viaggio verso l’Eufrate ha subito una deviazione imprevista. Un motore non più al cento per cento ha imposto una scelta: rinunciare alla Mesopotamia. Non una sconfitta, ma una lezione. La strada, a volte, chiede rispetto. Ascoltare il limite meccanico della propria auto significa anche accettare il limite umano.
Quella decisione ha cambiato la rotta, conducendo verso la Cappadocia. La meta originaria è rimasta sullo sfondo, ma il senso del viaggio ha continuato a evolversi.
Göreme e la Cappadocia: il cuore di pietra
La deviazione ha portato a Göreme, in Cappadocia. Case scavate nella roccia, camini delle fate e silenzi millenari hanno trasformato il paesaggio in un teatro naturale di introspezione. È qui che il viaggio ha trovato il suo centro emotivo.
L’incontro con Memo Menez ha rappresentato uno di quei dettagli capaci di trasformare un tragitto in esperienza umana. Poco dopo, vicino al caravanserraglio di Sultanhani, un altro incontro simbolico ha segnato il cammino: Richard, motociclista americano in viaggio intorno al mondo. La sua frase, “Non importa quanto lontano vai. Conta che la strada davanti a te non finisca mai”, è rimasta incisa come una bussola morale.
In Cappadocia, la Renault 4 non era soltanto un mezzo, ma un testimone silenzioso di incontri e consapevolezze. Il viaggio che inseguiva l’Eufrate aveva trovato qualcosa di più grande.
Il ritorno attraverso Troia e Meteora
Il rientro ha preso forma attraversando Troia e Canakkale, prima del passaggio verso l’Europa. Il viaggio ha proseguito fino a Meteora, luogo sospeso tra cielo e roccia, dove un’altra decisione ha imposto prudenza: rientrare via mare per proteggere la compagna di viaggio.
La Renault 4 di quarant’anni aveva già dimostrato resilienza e affidabilità, ma il rispetto per la meccanica ha prevalso sull’orgoglio. Il viaggio non era mai stato una sfida contro il tempo, e non sarebbe diventato una sfida contro i limiti tecnici.
Il rientro in Italia e i 7.000 km di libertà
Settemila chilometri dopo la partenza, la Renault 4 è rientrata in Italia, stanca ma fiera. Attraversando la Toscana, la Val d’Orcia, l’Eroica e il Chianti, il ritorno ha assunto i contorni di un ultimo regalo prima di casa. Le strade italiane non hanno riservato gli stessi sguardi curiosi incontrati in Turchia, ma qualcosa era cambiato in modo irreversibile.
Il viaggio di 7000 km con una Renault 4 di 40 anni non è stato un record né una performance da cronometro. È stato un promemoria. La vita non si misura contando i giorni, ma allargando gli orizzonti. Afro Ferrari ha raccontato questa esperienza nel libro “Strade e Polvere”, che ripercorre i chilometri attraverso Croazia, Bosnia, Montenegro, Serbia, Bulgaria, Turchia e Grecia, mettendo al centro la trasformazione personale.
La promessa fatta alla strada è stata mantenuta. Finché esisterà una strada non percorsa, un confine da attraversare o un sogno da rincorrere, il motore, dentro e fuori, non si spegnerà davvero. Missione compiuta. Settemila chilometri di libertà (con un modello storico Renault).







