Gli italiani si spostano di più, ma il modo in cui lo fanno continua a dipendere fortemente dall’automobile. Nel 2025 la mobilità degli italiani ha raggiunto quota 101 milioni spostamenti giornalieri, contro gli 89 milioni registrati nel 2021. Un incremento consistente, che non è stato però accompagnato da un aumento analogo dei chilometri percorsi e che racconta una mobilità sempre più concentrata su tragitti brevi e di carattere locale.
L’automobile continua a rappresentare oltre il 60% degli spostamenti, mentre il trasporto pubblico rimane sotto il 10% a livello nazionale e fatica ancora a recuperare le posizioni del 2019. Nel frattempo cresce il ricorso alle due ruote, dalla bicicletta alla micromobilità fino alla moto. Ma è soprattutto il confronto nel lungo periodo a mettere in evidenza quanto sia difficile modificare strutturalmente le abitudini: l’Indice di Mobilità Sostenibile nel 2025 è fermo al 34%, esattamente sul livello registrato nel 2000.
Dietro questa apparente immobilità ci sono però differenze profonde. Nelle grandi città il trasporto pubblico assume un peso decisamente superiore, mentre nei piccoli Comuni l’auto arriva a coprire quasi tre spostamenti su quattro. Età, genere, dimensione del centro abitato e area geografica incidono quindi in maniera evidente sulla scelta del mezzo utilizzato ogni giorno. I dati non sono altro l’anticipazione dell’ultimo rapporto Audimob di Isfort che verrà presentato entro la fine dell’anno. Le anticipazioni sil 23° rapporto sono state presentate al Festival della mobilità sostenibile e delle città intelligenti.
Mobilità degli italiani: 101 milioni di spostamenti ogni giorno
Il primo numero utile per capire come sia cambiata la mobilità italiana riguarda il volume complessivo degli spostamenti. Nel 2025 si arriva a 101 milioni di viaggi quotidiani, mentre nel 2021 erano 89 milioni. Significa 12 milioni di spostamenti giornalieri in più, una crescita di circa il 13,5% calcolata sulla base dei due valori.
Il dato non significa però che gli italiani percorrano necessariamente più strada. I chilometri complessivamente coperti non aumentano allo stesso modo, un elemento che va letto insieme alla forte concentrazione degli spostamenti sulle brevi distanze. La vita quotidiana genera quindi un numero elevato di piccoli viaggi, spesso ripetuti durante la giornata e legati a esigenze differenti.
È proprio su questi tragitti che si gioca una parte importante della possibile trasformazione della mobilità. Se gli spostamenti fossero prevalentemente lunghi, molte alternative all’auto sarebbero difficilmente praticabili. Il quadro è invece diverso: più di quattro viaggi su cinque restano entro un raggio di dieci chilometri.
Oltre l’80% dei viaggi è entro 10 chilometri
Oltre l’80% degli spostamenti degli italiani avviene entro 10 chilometri. Anche i tempi confermano la natura prevalentemente locale della mobilità degli italiani: l’85% dei viaggi dura meno di 30 minuti. Sono numeri che spostano l’attenzione dalle sole grandi percorrenze alle attività quotidiane che si svolgono nel quartiere, nel Comune o comunque a breve distanza da casa.
Questa struttura ha conseguenze concrete sulla progettazione della mobilità urbana. Trasporto pubblico, percorsi pedonali, bicicletta e micromobilità possono teoricamente intercettare una parte di questi spostamenti, ma la loro effettiva capacità di farlo dipende molto dalle condizioni presenti sul territorio. Ed è proprio qui che emergono le differenze più marcate tra grandi città e piccoli centri.
L’auto mantiene infatti una presenza molto forte anche quando la distanza è minima. Nel 2025 il 27,3% degli spostamenti fino a 2 chilometri è stato effettuato in automobile. In pratica, più di un viaggio su quattro tra quelli più brevi continua a essere affrontato in macchina.
L’auto supera ancora il 60% degli spostamenti
Nel quadro nazionale l’automobile mantiene una posizione dominante, con una quota superiore al 60% degli spostamenti complessivi. Non viene utilizzata soltanto per raggiungere il posto di lavoro o affrontare percorrenze medio-lunghe. Entra in gioco anche nella gestione familiare e negli spostamenti di prossimità.
Il dato relativo ai tragitti entro i due chilometri è particolarmente significativo proprio per questa ragione. Una distanza così contenuta può essere compatibile, almeno in determinate condizioni, con spostamenti a piedi, in bicicletta o con altre modalità leggere. Il fatto che il 27,3% venga comunque percorso in auto mostra quanto il mezzo privato sia radicato nell’organizzazione quotidiana.
Non significa però che ogni viaggio breve in automobile possa essere automaticamente sostituito. Le esigenze individuali e familiari sono diverse e le alternative disponibili cambiano radicalmente da un territorio all’altro. I numeri mostrano piuttosto l’esistenza di uno spazio potenziale per un riequilibrio, soprattutto dove infrastrutture e servizi rendono concretamente possibile scegliere un altro mezzo.
Mobilità sostenibile al 34%, lo stesso valore di 25 anni fa
Uno dei risultati più netti emerge dall’Indice di Mobilità Sostenibile, che riunisce la quota degli spostamenti effettuati a piedi, in bicicletta o con mezzi di micromobilità e attraverso il trasporto pubblico. Nel 2025 l’indicatore si ferma al 34%. Nel 2000 era già al 34%.
Il confronto copre quindi un arco di 25 anni senza evidenziare un progresso significativo dell’indice complessivo nazionale. In un periodo nel quale il dibattito sulla sostenibilità, sulle emissioni e sulla trasformazione delle città è diventato molto più centrale, le modalità concretamente utilizzate dagli italiani per muoversi non hanno prodotto un avanzamento equivalente dell’indicatore.
La media nazionale, però, rischia di raccontare soltanto una parte della storia. La situazione cambia sensibilmente passando dalle grandi aree urbane ai piccoli Comuni. La disponibilità del trasporto collettivo e l’organizzazione territoriale incidono in maniera evidente sul peso dell’automobile.
Nelle grandi città il trasporto pubblico arriva al 18,4%
Nei centri con oltre 250.000 abitanti il trasporto pubblico raggiunge il 18,4% degli spostamenti. È più del doppio rispetto alla media nazionale, che rimane sotto il 10%. La presenza di reti più articolate e di una domanda concentrata permette quindi ai mezzi collettivi di assumere un ruolo decisamente più rilevante.
Il quadro cambia nettamente nei Comuni con meno di 50.000 abitanti. Qui la quota del trasporto pubblico scende appena al 4-5%. La distanza rispetto alle grandi città arriva così a circa 13-14 punti percentuali, mostrando due modelli di mobilità quotidiana profondamente diversi.
Non sorprende, in questo contesto, che nei piccoli Comuni il peso dell’automobile arrivi a sfiorare il 75%. Dove le alternative sono meno presenti o meno competitive, l’auto assume un ruolo difficilmente sostituibile anche per le attività quotidiane. È una differenza territoriale che rende poco efficace qualsiasi lettura della mobilità italiana basata soltanto sulla media nazionale.
Nel Mezzogiorno il 65% degli spostamenti avviene in automobile
La geografia incide anche oltre la dimensione dei Comuni. Nel Mezzogiorno l’automobile raggiunge il 65% degli spostamenti. Anche questo valore mette in evidenza il rapporto tra scelte individuali, caratteristiche del territorio e disponibilità di servizi alternativi.
La mobilità sostenibile appare così distribuita a macchia di leopardo. Ci sono realtà urbane nelle quali il trasporto pubblico riesce ad avvicinarsi a un quinto degli spostamenti e altre nelle quali resta confinato a quote molto basse. Parlare semplicemente di maggiore o minore volontà di utilizzare l’auto rischia quindi di trascurare le condizioni concrete nelle quali viene effettuata la scelta.
Il divario chiama in causa investimenti, programmazione e organizzazione dei servizi. Se la mobilità quotidiana è per oltre l’80% concentrata entro dieci chilometri, la qualità delle alternative disponibili a livello locale assume un peso ancora maggiore.
I giovani prendono i mezzi pubblici quasi tre volte più degli adulti maturi
Anche l’età modifica sensibilmente il rapporto con i diversi mezzi. Tra i giovani il trasporto pubblico rappresenta il 15,4% degli spostamenti, mentre nelle fasce di età mature la quota scende al 5,2%. La differenza è di 10,2 punti percentuali.
In termini relativi, i giovani utilizzano quindi il trasporto pubblico con una quota quasi tre volte superiore. Il dato non permette da solo di stabilire le ragioni della differenza, che possono essere numerose. Mostra però con chiarezza che la composizione generazionale della popolazione è un’altra variabile importante nella lettura delle abitudini di mobilità.
Questo divario si inserisce in un contesto nel quale proprio i mezzi pubblici sono una delle modalità verso cui viene espressa una maggiore disponibilità al cambiamento. Una parte consistente della popolazione dichiara infatti di volerli utilizzare più frequentemente in futuro.
Donne più orientate alla mobilità sostenibile, ma pesa la gestione familiare
Le differenze riguardano anche il genere. Le donne mostrano una presenza maggiore nella mobilità pedonale, nell’utilizzo del trasporto pubblico e dell’auto in condivisione. Allo stesso tempo, però, affrontano una quota sensibilmente più elevata di spostamenti collegati alla gestione familiare.
Questa componente rappresenta il 34,2% della mobilità femminile, contro il 25,1% di quella maschile. La distanza raggiunge 9,1 punti percentuali. Si tratta di un elemento importante perché la necessità di concatenare diversi spostamenti durante la giornata può incidere direttamente sulla scelta del mezzo.
Accompagnamenti, commissioni e altre esigenze legate alla vita familiare possono rendere più complessa la sostituzione dell’automobile con una singola alternativa. Anche in questo caso i numeri mostrano quindi che la transizione verso modalità differenti non dipende esclusivamente dalla preferenza individuale.
Quasi un italiano su quattro vorrebbe utilizzare meno l’auto
Un altro indicatore permette di confrontare l’utilizzo attuale con le intenzioni dichiarate per il futuro. La Propensione al Cambio Modale dell’automobile nel 2025 è negativa e si attesta a -10,8. Significa che prevale la volontà di diminuire l’uso della macchina rispetto a quella di aumentarlo.
Nel dettaglio, il 23,8% degli italiani dichiara di voler utilizzare meno l’automobile. Dalla parte opposta, il 12,9% vorrebbe usarla maggiormente. Il risultato è interessante proprio perché arriva in un Paese nel quale l’auto continua a rappresentare oltre il 60% di tutti gli spostamenti.
Esiste quindi una distanza evidente tra comportamento attuale e intenzione dichiarata. Il desiderio di ridurre l’uso dell’auto non implica necessariamente che questo accada davvero. Per trasformare l’intenzione in un cambiamento servono alternative utilizzabili nelle condizioni concrete della vita quotidiana.
Il 36,3% vorrebbe utilizzare di più il trasporto pubblico
Per i mezzi pubblici la Propensione al Cambio Modale è positiva e raggiunge +13,8. Il 36,3% degli italiani dichiara di voler aumentare l’utilizzo del trasporto pubblico, mentre il 9% vorrebbe ridurlo. Le percentuali pubblicate e il valore dell’indice non coincidono attraverso una semplice sottrazione, quindi è opportuno considerarli come indicatori distinti.
Resta comunque chiara la direzione generale: la quota di persone interessate a utilizzare maggiormente autobus, treni e altre forme di trasporto collettivo è consistente. Il dato assume ancora più significato se confrontato con l’attuale quota nazionale del trasporto pubblico, che rimane inferiore al 10% degli spostamenti.
Il margine potenziale appare quindi ampio. Ma ancora una volta la situazione delle grandi città, dove il trasporto pubblico raggiunge già il 18,4%, non è paragonabile a quella dei Comuni sotto i 50.000 abitanti, dove la quota si ferma al 4-5%.
Bicicletta, il 38,2% degli italiani vorrebbe usarla di più
La bicicletta è la modalità che registra la propensione positiva più marcata tra quelle quantificate. Il relativo indice arriva a +25,2. Ben il 38,2% degli italiani dichiara di voler aumentare l’utilizzo della bici, mentre appena il 3,9% vorrebbe diminuirlo.
Anche qui le percentuali non permettono di ricostruire direttamente il valore dell’indice attraverso una semplice differenza e vanno quindi mantenute separate. Ciò che emerge senza ambiguità è però una forte disponibilità dichiarata nei confronti della bicicletta. Una tendenza particolarmente interessante considerando quanto siano brevi gran parte degli spostamenti quotidiani.
Con oltre l’80% dei viaggi entro dieci chilometri e il 27,3% dei tragitti fino a due chilometri ancora effettuato in automobile, esiste almeno sulla carta uno spazio significativo per modalità diverse. Quanto di questo potenziale possa diventare mobilità reale dipende però dalle caratteristiche dei singoli territori.
Nel quadro delle intenzioni di cambiamento compare anche la mobilità condivisa. Per i servizi di sharing viene indicata una crescita di 2,5 punti. Non sono disponibili dati sufficientemente dettagliati per distinguere il contributo delle diverse forme di condivisione o per stabilire con precisione la base sulla quale viene calcolato l’incremento.






