a revisione degli incentivi auto elettriche è diventata uno dei dossier più delicati per la politica industriale europea. Secondo quanto riportato dal Financial Times, la Commissione UE starebbe lavorando a una modifica dell’Industrial Accelerator Act con l’obiettivo di vincolare l’accesso agli incentivi pubblici alla presenza di almeno il 70% di componenti Made in Europe, calcolati in base al valore. La batteria, almeno in questa prima impostazione, sarebbe esclusa dal conteggio del 70%, ma non per questo sottratta a requisiti specifici.
La proposta arriva in un momento di forte tensione commerciale e strategica. Da un lato l’Unione Europea tratta con la Cina per allentare i dazi punitivi sulle BEV, che avrebbero prodotto effetti opposti rispetto alle aspettative iniziali. Dall’altro lato, però, si prepara a introdurre una norma che potrebbe limitare ulteriormente l’avanzata delle auto elettriche cinesi nel mercato europeo, agendo direttamente sul meccanismo degli incentivi statali.
Il vincolo del 70% di componenti europei
Il cuore della proposta riguarda il principio della “provenienza” dei componenti. Per accedere agli incentivi per auto elettriche, i veicoli dovranno avere almeno il 70% del valore dei componenti realizzati in Europa. Non si tratterà quindi di una valutazione meramente quantitativa in termini di pezzi montati, ma di un calcolo basato sul valore economico delle parti.
La batteria è esclusa dal conteggio del 70%, ma la bozza legislativa prevede un requisito distinto e specifico proprio per alcuni componenti principali della batteria. In questo caso la Commissione dovrebbe definire quali parti dovranno avere origine nell’Unione Europea. Si tratta di un passaggio potenzialmente ancora più impegnativo, considerando che l’industria europea delle batterie è ancora fortemente dipendente dalla Cina e dalle sue catene di approvvigionamento.
Un requisito separato per le batterie
L’attenzione alle batterie è centrale. Sebbene formalmente escluse dal calcolo del 70%, le batterie saranno oggetto di una disciplina autonoma. La Commissione intende infatti stabilire quali componenti principali dovranno essere prodotti nell’UE per garantire l’accesso agli incentivi.
Questo doppio binario normativo evidenzia una strategia chiara: rafforzare la filiera europea delle auto elettriche senza ignorare la realtà di una dipendenza tecnologica ancora significativa. L’Europa mira a colmare il divario produttivo e tecnologico, ma deve farlo in un contesto globale in cui le catene del valore sono profondamente integrate.
Chi potrà beneficiare degli incentivi
Il vincolo del 70% non riguarderà solo gli acquisti dei privati. La bozza visionata dal Financial Times indica che la misura si applicherà anche agli acquisti effettuati da enti pubblici, includendo per questi ultimi persino il noleggio a lungo termine.
Si tratta di un passaggio rilevante, perché il settore pubblico rappresenta una quota significativa della domanda di veicoli elettrici. L’inclusione del noleggio a lungo termine amplia ulteriormente il perimetro della norma, rendendo il requisito del Made in Europe un criterio determinante per una parte consistente del mercato.
La bozza fa inoltre un riferimento generico alle auto a celle a combustibile e alle ibride, senza però entrare nei dettagli. Questo lascia intendere che il provvedimento potrebbe estendersi, in forma più precisa, anche ad altre tipologie di alimentazione alternative.
Il contesto: dazi e competizione con la Cina
La proposta sugli incentivi auto elettriche 2026 si inserisce in un contesto complesso. L’UE sta contemporaneamente trattando con la Cina per allentare i dazi punitivi sulle BEV importate. Quei dazi, introdotti con l’intento di proteggere il mercato europeo, avrebbero prodotto effetti inattesi e in parte controproducenti.
Parallelamente, però, Bruxelles valuta ora uno strumento più selettivo e mirato: non un dazio diretto sulle importazioni, ma un filtro sugli incentivi pubblici. In questo modo si punta a favorire le auto elettriche prodotte prevalentemente in Europa, riducendo l’attrattiva delle BEV cinesi che oggi si distinguono per prezzi mediamente più bassi e per una tecnologia ormai allineata agli standard europei.
Protezionismo o politica industriale?
Il dibattito è aperto. Da un lato, la misura appare come una forma di protezionismo. Dall’altro, viene presentata come uno strumento di politica industriale volto a rafforzare l’autonomia tecnologica europea.
L’obiettivo dichiarato è chiaro: stimolare la produzione interna, incentivare investimenti nella filiera e ridurre la dipendenza dalle forniture asiatiche, in particolare per quanto riguarda le batterie. Tuttavia, il rischio di effetti collaterali non può essere ignorato.
Il rischio di un effetto opposto
Il mercato europeo dell’auto è profondamente inserito nelle catene globali del valore. Molti costruttori europei dipendono da fornitori internazionali per componenti chiave. In questo scenario, un intervento protezionistico potrebbe finire per penalizzare proprio le aziende europee.
Se il vincolo del 70% dovesse comportare maggiori costi di approvvigionamento o oneri burocratici aggiuntivi, il risultato potrebbe essere un aumento dei prezzi delle auto elettriche. Questo scenario rappresenterebbe un effetto opposto rispetto all’obiettivo dichiarato di favorire la diffusione delle BEV.
Le auto elettriche potrebbero diventare meno accessibili per i consumatori, riducendo l’efficacia degli incentivi stessi. Il rischio è che la misura, pensata per sostenere il mercato interno, finisca per rallentare la transizione elettrica.
Impatto sui prezzi delle BEV
Le BEV cinesi si sono imposte in Europa grazie a una combinazione di prezzi competitivi e tecnologia avanzata. Limitare il loro accesso agli incentivi potrebbe ridurre la concorrenza sul prezzo, ma potrebbe anche togliere dal mercato alcune delle opzioni più economiche.
Se i costruttori europei non riuscissero a compensare rapidamente con una produzione interna più efficiente, il risultato potrebbe essere un generale aumento dei listini. In un momento in cui il prezzo rappresenta ancora uno dei principali ostacoli all’adozione dell’elettrico, questo fattore potrebbe incidere in modo significativo.
Una sfida per la filiera europea
La proposta della Commissione UE si inserisce in una visione più ampia di rafforzamento della filiera industriale europea. L’idea è che vincolare gli incentivi possa stimolare investimenti in stabilimenti, ricerca e sviluppo, e produzione locale di componenti chiave.
La sfida, tuttavia, è duplice. Da un lato occorre aumentare la capacità produttiva interna. Dall’altro è necessario garantire competitività e innovazione. La definizione dei componenti principali della batteria che dovranno essere prodotti nell’UE rappresenta uno dei passaggi più delicati, proprio perché l’Europa dipende ancora in modo significativo dalla Cina in questo settore.
Il ruolo dell’Industrial Accelerator Act
La modifica dell’Industrial Accelerator Act rappresenta il veicolo normativo scelto per introdurre il nuovo vincolo sugli incentivi pubblici per auto elettriche. L’obiettivo è integrare la politica ambientale con quella industriale, creando un sistema che premi non solo la scelta di un veicolo a zero emissioni, ma anche la sua origine produttiva.
Questa impostazione segna un cambio di paradigma rispetto a un approccio puramente orientato alla riduzione delle emissioni. La sostenibilità ambientale viene affiancata da quella industriale e strategica.
Europa tra autonomia e globalizzazione
La questione degli incentivi auto elettriche mette in luce una tensione più ampia tra autonomia strategica e globalizzazione. L’Unione Europea intende rafforzare la propria indipendenza tecnologica, ma deve farlo senza isolarsi da un sistema economico globale fortemente interconnesso.
La definizione del requisito del 70% Made in Europe, l’attenzione specifica alle batterie e l’estensione del vincolo a privati ed enti pubblici rappresentano tasselli di una strategia complessa. Il successo o meno di questa scelta dipenderà dalla capacità dell’industria europea di adattarsi rapidamente e di investire in modo coerente con gli obiettivi fissati da Bruxelles.
Nel frattempo, il mercato osserva con attenzione. Costruttori, fornitori e consumatori attendono di capire quale sarà la versione definitiva della norma e quali saranno i dettagli applicativi. Il rischio di un aumento dei prezzi delle auto elettriche resta sul tavolo, così come la possibilità che la misura rafforzi effettivamente la produzione europea.
La partita sugli incentivi non riguarda solo il prezzo di acquisto di una vettura elettrica, ma il modello industriale e competitivo dell’Europa nel prossimo decennio.







