Per la prima volta nella storia della sicurezza stradale italiana, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha reso pubblico il censimento nazionale degli autovelox omologati. È un passo che segna una svolta epocale nel rapporto tra cittadini e pubbliche amministrazioni, poiché offre finalmente una fotografia chiara e certificata dei dispositivi realmente autorizzati sul territorio. Secondo i dati pubblicati il 28 novembre 2025, gli apparati ufficialmente registrati e omologati sono 3.625, tra postazioni fisse, unità mobili e sistemi montati su veicoli in movimento. Un numero molto più contenuto rispetto alle stime diffuse negli anni passati, che parlavano di oltre 11.000 installazioni, spesso basate su calcoli approssimativi o dati non verificati.
Con questo documento, il MIT mette ordine in un settore dove per decenni hanno regnato incertezza e contenziosi. Il censimento permette infatti di stabilire in modo inequivocabile dove si trovano gli autovelox omologati, chi li gestisce e quali caratteristiche tecniche li rendono legittimi ai fini del rilevamento delle infrazioni. Non si tratta solo di un esercizio statistico, ma di un intervento normativo a tutela dei cittadini e della trasparenza, perché da ora in poi ogni multa potrà essere verificata sulla base di un elenco ufficiale e pubblico.
Le ragioni di un censimento atteso da anni
L’iniziativa nasce dall’applicazione della Legge n. 105/2025 e del Decreto del Direttore Generale per la Motorizzazione n. 367/2025, che hanno imposto al Ministero di avviare una ricognizione completa di tutti i dispositivi di controllo della velocità in uso nel Paese. Lo scopo è duplice: garantire il rispetto delle regole di omologazione e definire un quadro tecnico univoco per la gestione delle apparecchiature. Il provvedimento è stato considerato dal MIT “necessario, urgente e indifferibile” per armonizzare le normative e assicurare l’affidabilità dei sistemi di rilevamento.
Per comprendere la portata di questa operazione, occorre ricordare che in Italia non esisteva, fino a oggi, un registro centralizzato degli autovelox omologati e autorizzati. Ogni ente locale o corpo di polizia disponeva dei propri dispositivi, spesso acquistati o installati in tempi e modi differenti, con caratteristiche tecniche eterogenee e controlli non sempre aggiornati. Il censimento degli autovelox omologati serve quindi a chiarire quanti siano effettivamente in funzione, dove siano collocati e se rispettino le norme previste per l’omologazione ministeriale.
Il MIT ha esteso l’indagine anche ad altri sistemi elettronici di accertamento delle infrazioni, come i Tutor, i T-Red per il controllo dei semafori e gli Scout Speed installati sui veicoli di servizio. L’obiettivo è creare una banca dati unica, consultabile e aggiornata, che renda trasparente la gestione dei controlli di velocità su scala nazionale.
I risultati: 3.625 dispositivi autovelox omologati
Il dato finale parla chiaro: in Italia risultano installati 3.625 autovelox omologati tra fissi, mobili e in movimento. Un numero che smentisce le leggende urbane e le statistiche gonfiate che, negli anni, attribuivano al nostro Paese un record mondiale di apparecchi di controllo. Anche considerando possibili mancanze o ritardi nella comunicazione da parte di alcuni enti, il totale non potrebbe in alcun caso avvicinarsi ai 13.000 dispositivi ipotizzati in passato.
Nel dettaglio, 3.038 apparecchi sono gestiti da polizie locali, provinciali e città metropolitane. La Polizia Stradale ne controlla invece 586, includendo i Tutor autostradali, mentre l’Arma dei Carabinieri risulta avere registrato un solo dispositivo, collocato nella stazione di Segonzano, in Trentino. È un dato che, al di là della curiosità statistica, testimonia la necessità di centralizzare le informazioni per garantire coerenza tra i vari livelli amministrativi.
La provincia con il maggior numero di autovelox è Milano, con 134 dispositivi, seguita da Torino, Roma e Firenze. Ogni strumento è stato censito con una scheda tecnica dettagliata che ne riporta marca, modello, versione, numero di matricola, estremi del decreto ministeriale di approvazione, posizione chilometrica e direzione di marcia. Un livello di precisione che consente per la prima volta di avere un quadro trasparente e verificabile delle postazioni presenti lungo la rete stradale e autostradale.
Come cambia la gestione delle multe
Il passo successivo, quello più concreto per gli automobilisti, riguarda l’applicazione pratica del censimento. A partire dal 30 novembre 2025, tutte le sanzioni per eccesso di velocità saranno valide solo se la violazione è stata rilevata da un dispositivo incluso nell’elenco ufficiale del MIT. Gli autovelox non censiti o non omologati dovranno essere disattivati, pena l’invalidità delle multe emesse. La norma non è retroattiva, quindi resta valido tutto ciò che è stato accertato prima di quella data, ma segna comunque un cambiamento radicale nella gestione dei controlli. La mappa degli autovelox omologati si trova a questo link.
Chi riceverà una multa per eccesso di velocità potrà ora verificare autonomamente la regolarità del dispositivo consultando la lista pubblicata dal ministero. La trasparenza diventa quindi uno strumento di tutela per i cittadini, che potranno controllare se l’apparecchiatura che ha rilevato l’infrazione è effettivamente autorizzata. Sulla notifica della multa dovranno comparire obbligatoriamente il tipo di autovelox, la sua posizione e gli estremi dell’omologazione. In caso contrario, la sanzione potrà essere impugnata.
È importante ricordare che la cancellazione della multa non è automatica: chi ritiene di essere stato sanzionato da un dispositivo non conforme dovrà presentare ricorso al Giudice di Pace o al Prefetto. Tuttavia, la disponibilità di un elenco ufficiale consente per la prima volta di evitare dubbi o interpretazioni arbitrarie e di basare la difesa su un dato oggettivo.
Un sistema più chiaro per cittadini e istituzioni
La pubblicazione del censimento rappresenta anche un vantaggio per le amministrazioni pubbliche. Avere una banca dati completa permette infatti di migliorare la gestione dei dispositivi, verificare periodicamente la loro efficienza e programmare eventuali sostituzioni o aggiornamenti tecnologici. Per la Polizia Stradale e per gli enti locali, il nuovo sistema consentirà di coordinare meglio gli interventi e uniformare i criteri di installazione.
Dal punto di vista tecnico, il censimento mette ordine in un campo dove spesso la confusione ha favorito contenziosi infiniti. Negli ultimi anni non sono mancate le contestazioni sulle modalità di omologazione e sulle verifiche periodiche, soprattutto per i modelli più datati. Ora, invece, ogni dispositivo inserito nell’elenco MIT deve rispettare precisi requisiti di approvazione e garantire affidabilità nelle misurazioni.
Il risultato è una maggiore coerenza normativa e la possibilità di distinguere in modo netto tra apparecchi regolari e irregolari. Inoltre, il MIT potrà utilizzare i dati raccolti per monitorare l’efficacia dei controlli di velocità e per pianificare future politiche di sicurezza stradale basate su evidenze concrete.
Trasparenza e fiducia: una svolta per la sicurezza stradale
Conoscere quanti autovelox esistono e dove sono collocati non è solo una questione burocratica: significa anche rafforzare il rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni. L’idea che i controlli servano solo a fare cassa ha accompagnato per anni il dibattito pubblico, alimentato dalla mancanza di dati ufficiali e dall’assenza di regole uniformi. Il censimento degli autovelox 2025 introduce invece un principio di trasparenza che cambia la percezione stessa dei dispositivi di rilevamento.
Gli automobilisti potranno ora distinguere chiaramente tra i controlli legittimi e quelli non conformi, mentre le autorità avranno uno strumento per verificare l’efficacia delle proprie installazioni. Anche le associazioni dei consumatori hanno accolto positivamente l’iniziativa, riconoscendone l’importanza per la tutela dei diritti e per la chiarezza delle sanzioni amministrative.
Un altro aspetto rilevante è la possibilità di aggiornare periodicamente l’elenco, garantendo che le informazioni restino sempre attuali. Le nuove installazioni o i dispositivi dismessi saranno comunicati al MIT e inseriti o rimossi dal registro, mantenendo così una fotografia fedele del sistema nazionale di controllo della velocità.







