Il blocco dei diesel Euro 5 in Veneto potrebbe non partire il 1° ottobre 2026 secondo il calendario inizialmente previsto. La Giunta regionale ha infatti avviato l’iter per sospendere l’applicazione della limitazione e rinviarla di un anno, aprendo una fase decisiva per migliaia di automobilisti. Il provvedimento non è ancora definitivo: dovrà completare il percorso istituzionale regionale e il passaggio determinante è atteso nei primi giorni di settembre.
La questione interessa direttamente una parte consistente del parco circolante veneto. Le stime riportate indicano almeno 150.000 veicoli Euro 5 potenzialmente coinvolti e circa 350.000 cittadini. Numeri che spiegano perché il tema abbia assunto una dimensione non soltanto ambientale, ma anche economica e sociale, soprattutto per le famiglie e i lavoratori che utilizzano quotidianamente l’automobile.
La linea scelta dalla Regione è quella di cercare un equilibrio tra le esigenze legate alla qualità dell’aria e le conseguenze concrete delle limitazioni alla mobilità privata. L’obiettivo è evitare che l’adeguamento alle politiche ambientali si traduca nell’obbligo immediato di sostituire una vettura ancora utilizzata per andare al lavoro, accompagnare i figli a scuola o affrontare gli spostamenti quotidiani. Parallelamente, il Veneto sta valutando misure compensative destinate a intervenire sulle emissioni attraverso strumenti differenti dal semplice divieto di circolazione.
La data chiave resta il 1° ottobre 2026
Il punto di partenza è il 1° ottobre 2026, data prevista per l’entrata in vigore delle limitazioni alla circolazione dei diesel Euro 5 interessati dal provvedimento. La Giunta regionale ha però approvato una delibera che avvia il percorso necessario per sospendere il blocco. L’iniziativa è stata annunciata il 5 agosto dal presidente della Regione Veneto Alberto Stefani e si inserisce nel quadro delle disposizioni del decreto-legge n. 73 del 2025 sulla qualità dell’aria.
Per gli automobilisti è importante sottolineare che l’iter non può ancora essere considerato concluso. La proposta deve essere sottoposta alla valutazione della Commissione consiliare e successivamente arrivare in Consiglio regionale. La prospettiva indicata è quella di una ratifica definitiva nei primi giorni di settembre 2026, dunque poche settimane prima della data originariamente fissata per l’avvio delle restrizioni.
Fino al completamento di questo percorso, parlare di cancellazione definitiva del blocco Euro 5 sarebbe quindi prematuro. L’indirizzo politico della Giunta è orientato verso il rinvio, ma sarà il passaggio istituzionale successivo a stabilire se la sospensione potrà effettivamente diventare operativa. Per chi possiede un diesel appartenente a questa classe emissiva, settembre diventa di conseguenza il mese nel quale attendere il chiarimento definitivo.
Un rinvio di un anno per i diesel Euro 5
Se il provvedimento sarà approvato nella forma prevista, lo stop verrebbe rinviato di un anno. Non si tratterebbe quindi necessariamente di una cancellazione definitiva della misura ambientale, ma di uno spostamento in avanti della sua applicazione. La distinzione è importante perché il percorso di riduzione delle emissioni rimarrebbe sul tavolo, mentre cambierebbero i tempi concessi agli automobilisti e alle amministrazioni per adeguarsi.
La limitazione descritta riguarda in particolare le giornate nelle quali vengono raggiunti i livelli di allerta arancione e rossa per l’inquinamento atmosferico. Il problema si lega soprattutto alle concentrazioni di polveri sottili e alle condizioni che periodicamente interessano le aree urbane della Pianura Padana. Il rinvio permetterebbe quindi ai diesel Euro 5 interessati di continuare a circolare anche nelle situazioni nelle quali, con l’applicazione del blocco, scatterebbero le restrizioni.
La misura si inserisce in un quadro più ampio costruito negli anni attraverso l’Accordo di Bacino Padano. Proprio questo contesto rende la vicenda veneta significativa anche oltre i confini regionali, perché le politiche sulla circolazione dei diesel coinvolgono da tempo diverse amministrazioni del Nord Italia e fanno parte di un percorso comune rivolto alla riduzione dell’inquinamento.
Padova, Vicenza, Verona e Venezia al centro della misura
Nel quadro riportato, il blocco dei diesel Euro 5 in Veneto interessa i contesti urbani con più di 100.000 abitanti. Le città coinvolte sono quindi Padova, Vicenza, Verona e Venezia. È in queste quattro realtà che l’eventuale rinvio avrebbe gli effetti più immediatamente percepibili dagli automobilisti interessati.
La disciplina aveva inizialmente previsto un campo di applicazione più ampio, facendo riferimento alle città con oltre 30.000 abitanti. Il perimetro indicato per la situazione attuale riguarda invece i centri urbani sopra la soglia dei 100.000 residenti. Anche questa differenza è rilevante per comprendere la portata effettiva della misura e il numero di cittadini direttamente interessati.
Non si parla dunque di un divieto generalizzato per ogni diesel Euro 5 presente sul territorio regionale e valido indistintamente in qualsiasi momento. Il quadro descritto lega la limitazione a determinate città e alle giornate caratterizzate dai livelli di allerta ambientale previsti. È proprio su questo meccanismo che il Veneto intende intervenire attraverso il rinvio.
Circa 150.000 veicoli e 350.000 cittadini interessati
La dimensione sociale della vicenda emerge dai numeri. Il blocco potrebbe interessare almeno 150.000 veicoli e coinvolgere complessivamente circa 350.000 cittadini, sulla base dei dati ACI riportati. Si tratta di una platea sufficientemente ampia da trasformare una norma sulla qualità dell’aria in una questione che incide direttamente sull’organizzazione quotidiana di numerose famiglie.
La sostituzione di un’automobile rappresenta infatti una spesa importante, soprattutto quando non deriva da un guasto o dalla fine della vita utile del mezzo ma dalla necessità di continuare a utilizzarlo in determinate aree urbane. Il nodo affrontato dalla Regione riguarda proprio la capacità economica di chi non può acquistare in tempi brevi una vettura più recente. Il rinvio dovrebbe offrire un margine temporale aggiuntivo, senza però abbandonare il tema della riduzione delle emissioni.
La mobilità per motivi di lavoro e familiari è uno degli aspetti centrali del dibattito. Il problema diventa particolarmente concreto per chi dipende dall’auto per raggiungere il posto di lavoro o gestire gli spostamenti legati alla famiglia. Da qui nasce la scelta di affiancare all’ipotesi di rinvio una serie di interventi alternativi che possano contribuire alla riduzione dell’inquinamento.
Conversione Dual Fuel tra le alternative allo stop
Una delle strade prese in considerazione riguarda l’anticipazione dei bandi destinati alla conversione dei diesel Euro 5 in Dual Fuel. Le configurazioni indicate sono gasolio-GPL e gasolio-metano. L’idea è intervenire sui veicoli esistenti attraverso una trasformazione, creando un’alternativa alla sostituzione immediata dell’automobile.
Il ricorso al Dual Fuel rientra nelle misure compensative che il Veneto sta preparando per accompagnare la possibile deroga. Non sono indicati, nel quadro disponibile, importi degli incentivi, requisiti di accesso o una data definitiva di apertura dei nuovi bandi. Questi elementi dovranno quindi essere definiti o chiariti attraverso i successivi provvedimenti.
La trasformazione dei veicoli rappresenta comunque uno dei punti concreti della strategia regionale. L’obiettivo è utilizzare strumenti differenti per ottenere una riduzione dell’impatto ambientale, cercando al tempo stesso di contenere il costo sostenuto dai proprietari delle automobili interessate. Il tema sarà particolarmente importante se il rinvio del blocco verrà confermato.
Smart working nei giorni con picchi di PM10
Un secondo intervento allo studio riguarda lo smart working per i dipendenti pubblici durante le giornate caratterizzate dai picchi di PM10. La logica è ridurre il numero di spostamenti e quindi il traffico proprio quando le condizioni dell’aria diventano più critiche. Anche in questo caso l’intervento agirebbe sulla mobilità, ma attraverso una riduzione della necessità di muoversi anziché tramite un divieto rivolto a una specifica categoria di veicoli.
Secondo l’impostazione che accompagna il provvedimento regionale, l’insieme delle misure alternative potrebbe produrre effetti sull’inquinamento persino superiori a quelli ottenibili attraverso il blocco della circolazione. Al momento, tuttavia, si tratta di un percorso che deve ancora essere tradotto completamente in misure operative. L’efficacia concreta dipenderà quindi dalle modalità con cui gli interventi verranno attuati.
Dual Fuel e lavoro da remoto rappresentano due strumenti molto diversi, ma rispondono alla stessa necessità: compensare ambientalmente la possibilità di lasciare in circolazione più a lungo le automobili diesel Euro 5. È su questo equilibrio che si gioca una parte rilevante del confronto politico e ambientale aperto in Veneto.
Il ruolo dell’Accordo di Bacino Padano
Le limitazioni ai diesel non nascono esclusivamente dalla discussione delle ultime settimane. Il percorso affonda le proprie radici nell’Accordo di Bacino Padano, sottoscritto nel 2017 da Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna insieme al Ministero dell’Ambiente. L’obiettivo è affrontare il problema della qualità dell’aria in un’area del Paese nella quale il contenimento delle concentrazioni di inquinanti rappresenta da tempo una questione centrale.
Il blocco progressivo delle categorie di veicoli diesel maggiormente inquinanti è stato uno degli strumenti adottati all’interno di questo percorso. La decisione sulle limitazioni è quindi maturata a livello delle regioni coinvolte e non deriva direttamente da un obbligo europeo specifico che imponga il blocco degli Euro 5. Il quadro europeo entra invece in gioco attraverso gli obiettivi più generali sulla qualità dell’aria.
Dal 2030, infatti, nell’Unione Europea sono previsti limiti normativi più stringenti rispetto a quelli attualmente in vigore. L’obiettivo è avvicinare maggiormente gli standard ai livelli raccomandati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Per le amministrazioni regionali questo significa programmare gli interventi con sufficiente anticipo, evitando di arrivare alla nuova scadenza con la necessità di adottare misure improvvise e particolarmente restrittive.
Legambiente Veneto contraria al rinvio
La proposta regionale incontra l’opposizione di Legambiente Veneto, che chiede al Consiglio regionale di non approvare il rinvio. La posizione dell’associazione parte anche dai dati relativi al 2025, anno nel quale la qualità dell’aria avrebbe mostrato segnali incoraggianti. In particolare, è stato registrato un abbassamento delle polveri sottili sia nei valori medi sia nel numero dei superamenti dei limiti giornalieri.
La preoccupazione è che spostare in avanti il blocco possa rallentare un percorso che sta iniziando a produrre risultati. Dal punto di vista ambientale, la limitazione viene considerata uno dei tasselli necessari per avvicinarsi progressivamente ai futuri standard sulla qualità dell’aria. L’associazione invita quindi a mantenere il provvedimento e, contemporaneamente, a sviluppare anche le altre misure annunciate dalla Regione.
Tra queste rientrano proprio i bandi per la trasformazione Dual Fuel e lo smart working nelle giornate di allerta. A questi strumenti viene aggiunto anche Move-In, sistema che secondo Legambiente non ha ancora raggiunto una diffusione adeguata e che potrebbe essere maggiormente promosso. La posizione è quindi quella di utilizzare gli strumenti alternativi come integrazione delle politiche ambientali, non come giustificazione per rinviare la limitazione agli Euro 5.
Il nodo dell’equità rispetto a Euro 4 ed Euro 3
Nel confronto emerge inoltre una questione legata agli automobilisti che negli anni precedenti hanno posseduto vetture Euro 4 ed Euro 3. Le precedenti limitazioni hanno infatti spinto molti cittadini a sostituire il proprio mezzo per rispettare le regole sulla circolazione. Un trattamento più favorevole per gli Euro 5 viene quindi contestato da chi ritiene che possa creare una disparità rispetto a chi ha già sostenuto economicamente il passaggio a un veicolo meno inquinante.
È un aspetto che amplia ulteriormente il dibattito. Da una parte c’è l’esigenza di non imporre una spesa difficile da sostenere alle famiglie che oggi utilizzano un diesel Euro 5; dall’altra c’è il tema di chi, in passato, si è trovato nella stessa situazione con un’auto appartenente a una classe emissiva precedente. Il rinvio deve quindi confrontarsi non soltanto con la qualità dell’aria, ma anche con la percezione di equità delle regole.
Il passaggio decisivo arriverà con l’esame della proposta e il successivo voto del Consiglio regionale. Fino ad allora, per i proprietari di auto diesel Euro 5 in Veneto resta valido un punto essenziale: la Regione ha avviato concretamente il percorso per posticipare lo stop, ma il rinvio non può ancora essere considerato definitivo. I primi giorni di settembre saranno determinanti per capire quale disciplina sarà effettivamente applicata in vista della scadenza del 1° ottobre 2026 e quale ruolo avranno, nel nuovo assetto, conversioni Dual Fuel, smart working e gli altri strumenti destinati a contenere le emissioni.






